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Autore: andrea p
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Il Simbolismo in Italia
Padova, Palazzo Zambella
1 ottobre 2011 - 12 febbraio 2012
Federico Bano annuncia "Il Simbolismo in Italia". L'appuntamento, per molti versi imperdibile, è dal primo ottobre di quest'anno al dodici febbraio del 2012, a Padova, in Palazzo Zabarella.
A realizzare questa nuova impresa la Fondazione Bano, qui ancora una volta insieme alla Fondazione Antonveneta, ha chiamato Fernando Mazzocca e Carlo Sisi con Maria Vittoria Marini Clarelli, direttore della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Il tema e l'ambito sono ben noti: a cavallo tra Otto e Novecento, l'inconscio irrompe nell'arte e nulla sarà più come prima. E' la scoperta di un mondo "altro", affascinante, intrigante, di una nuova lente che vira la percezione di ogni realtà, si tratti di un paesaggio fisico e di un moto dell'anima.
E' la storia di un movimento che si estende velocemente su scala europea ma che qui viene compitamente - ed è la prima volta - indagato nella sua fondamentale vicenda italiana. Non senza proporre confronti oltre confine e in particolare con l'ambito austriaco del Simbolismo: valgano tra tutti la Giuditta - Salomè, di Gustav Klimt o Il Peccato, celebre capolavoro di Franz von Stuck: due opere che valgono da sole la visita alla mostra.
Ma se i raffronti internazionali sono di assoluta qualità, ciò che di italiano offrono le otto sezioni di questa mostra, non è certo da meno.
Sono opere che, nel loro insieme, ricostruiscono quel dibattito sulla missione dell'arte che infuocò quegli anni di decisive mutazioni sociali. Opere che evocano ciò che aleggiava negli ambienti letterari e filosofici di Gabriele D'Annunzio o di Angelo Conti o nei cenacoli musicali devoti a Wagner, mentre le Esposizioni portavano in Italia i fermenti dei movimenti europei.
Proprio con una esposizione, la Triennale di Brera del 1891, si apre l'itinerario della mostra che presenta affiancate Le due madri di Giovanni Segantini e Maternità di Gaetano Previati, quadri che segnano la sintesi fra divisionismo e contenuti simbolici. Segue una sezione dedicata ai 'protagonisti': gli artisti italiani e stranieri che parteciparono direttamente a quell'avventura poetica cresciuta intorno al Manifesto del 1886 di Jean Moréas e all' "arte di pensiero" foriera della poetica degli stati d'animo.
"Un paesaggio è uno stato dell'anima" scriveva Henry-Frédéric Amiel e a questo principio è ispirata la sezione che, trattando del sentimento panico della natura, espone opere dove prevalgono, nella rappresentazione del paesaggio, la nebbia, i bagliori notturni, la variabilità atmosferica, le situazioni insomma più facilmente collegabili ai turbamenti psicologici. A prefazione di questo tema l' Isola dei morti di Böcklin nella raffinata ed inedita versione di Otto Vermehren, affiancata dai dipinti di Vittore Grubicy, di Pellizza da Volpedo, di Plinio Nomellini.
Il mistero della vita è il soggetto della successiva sezione. Qui troviamo la rappresentazione di azioni quotidiane: la processione, le gioie materne, il viatico, la partenza mattutina. Emblemi di quell' "artista veggente" che aveva il compito, secondo le teorie simboliste, di decifrare il mondo dei fenomeni e di cogliere le affinità latenti e misteriose esistenti tra l'uomo e la realtà circostante. Alle soglie del Novecento, Angelo Conti affermava che la natura, anche nelle sue calme apparenze, era "tutta uno spasimo, una frenesia di rivelarsi ed esprimere, per mezzo dell'uomo il segreto della sua vita": un segreto che spesso era demandato a rappresentazioni dense di rimandi letterari, di evocazioni mitologiche cariche di sensualità, in cui l'artista esibiva la capacità di trasformarne quei contenuti in immaginazioni rare e coinvolgenti, come nei dipinti di Pellizza da Volpedo, Morbelli e Casorati.
L'ispirazione preraffaellita domina la pittura di Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis realizza le aspirazioni figurative di D'Annunzio, Galileo Chini intesse sontuose e iridescenti allegorie, Leonardo Bistolfi interroga la Sfinge, Gaetano Previati riscopre nella storia il dramma di Cleopatra: le sezioni che illustrano il mito e l'allegoria propongono i capolavori di questi artisti mettendone in evidenza la portata internazionale attraverso il confronto - clamoroso per importanza e qualità - con le opere di Gustav Klimt e di Franz von Stuck.
E' nella sezione dedicata al 'bianco e nero', cioè alla nutrita produzione grafica degli anni fra Otto e Novecento, che meglio si comprende il dialogo degli italiani con la cultura figurativa mitteleuropea, impegnata ad indagare i più riposti sentimenti dell'uomo, i suoi fantasmi interiori. Spiccano in questa i fogli di Gaetano Previati, di Alberto Martini, di Romolo Romani, di Giovanni Costetti, di Umberto Boccioni, del giovane Ottone Rosai, che variano dall'allegorico, al fiabesco, al fantastico, all'orrido, confermando l'idea allora ricorrente che solo attraverso il disegno si riuscisse a preservare la spiritualità della visione dalle scorie della quotidiana esperienza.
Il percorso della mostra si conclude nella 'Sala del Sogno', che alla Biennale di Venezia del 1907 aveva consacrato le istanze e le realizzazioni della generazione simbolista creando una vera e propria scenografia affidata all'ingegno decorativo di Galileo Chini e agli artisti che, con la loro militanza, avevano contribuito ad alimentare le poetiche del 'piacere' e dell'inquietudine, della bellezza e del mito, della spiritualità e degli stati d'animo, sostenendole con tenacia fino alle soglie della rivoluzione futurista cui introducono due capolavori ancora simbolisti di Umberto Boccioni come Il sogno (Paolo e Francesca) e La madre che cuce.
Informazioni e prenotazioni:
tel. 049.8753100
info@palazzozabarella.it
www.palazzozabarella.it
L'annuncio è riferito al periodo: da Sab 01 ottobre 2011 a Dom 12 febbraio 2012
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Autore: andrea p
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LUNEDI 16 GENNAIO, ore 21:00
Inizio corso di TRAINING AUTOGENO
Con D.ssa Mariapia Valoti
7 lezioni per apprendere il metodo di rilassamento psico-fisico ottenuto con la concentrazione della mente nell'ascolto del proprio corpo.
"Contro il ritmo vorticoso, lo stress e le tensioni della vita quotidiana"
anandacsa.com/corsi/training_autogeno_bergamo.php
LUNEDI 16 GENNAIO, ore 21:00
Primo incontro del ciclo
EDUCAZIONE PRENATALE E
PREPARAZIONE AL PARTO PER LE COPPIE IN ATTESA
Un percorso fisico, emotivo e informativo che coinvolge anche i papà e unisce la coppia sulla strada per diventare una famiglia.
8 incontri con esperti del settore.
www.anandacsa.com/categorie/corsi_mamme.php
SABATO 21 GENNAIO, ore 14:30
Presentazione del progetto
IL LABORATORIO DEL CORPO
Seminari di danza educativa rivolti a educatori, formatori, personale della riabilitazione e insegnanti che vogliono apprendere la didattica della danza educativa, acquisendo strumenti pratici e metodologici per una concreta applicazione nel contesto scolastico ed educativo.
Ingresso libero
www.anandacsa.com/newspopup.php?id_news=82
SABATO 21 GENNAIO, ore 10:00
SPAZIO PSICOMOTRICITA' BIMBI E PAPA'
Con la D.ssa Francesca Benvenuti
Uno spazio gioco per i bambini da 0 a 3 anni con i loro papà.
Una psicomotricista e psicologa ha creato uno spazio di condivisione e amore per favorire specifiche dinamiche relazionali, aiutare, dare consigli e stimolare attraverso un approccio ludico ed educativo.
www.anandacsa.com/corsi/psicomotricita_0_3_anni_bergamo.php
VENERDI 27 GENNAIO, ore 20:30
MEDITAZIONE
Con Maurizio Taddei
Sono poche le occasioni per fermarci e osservarci dentro: ecco l'occasione!
Ingresso 10,00 E
www.anandacsa.com
27, 28, 29 GENNAIO
STAGE DI ANALISI CORPOREA DELLA RELAZIONE
Con Alessandra Regonini.
Sostenere e sviluppare la propria creatività, liberare l'affettività all'interno delle relazioni e liberarsi dai meccanismi ripetitivi che conducono a situazioni di disagio, riconoscere i propri bisogni più profondi per progettare il futuro in termini di serenità.
Oltre la parola...il corpo.
Per informazioni contattare il Centro Ananda 035/210082
wwwanandacsa.com/corsi/analisi_corporea_bergamo.php
GIOVEDI 2 FEBBRAIO, ore 20:00
Open day
CONTACT IMPROVISATION
Un corso su quella che è diventata l'esperienza chiave della "postmodern" e "newdance", una forma vitale di danza sociale con la potenzialità di sviluppare un forte senso di comunità tra coloro che la praticano.
Danzare con l'altro apre un territorio fatto di sorprese e imprevisti in un rilassato e aperto stato del corpo e della mente.
SABATO 4 E DOMENICA 5 FEBBRAIO
Stage Intensivo di
DINAMICA MENTALE
Con la D.ssa Mariapia Valoti
Uno dei più noti metodi di utilizzo della mente per apportare cambiamenti significativi nella propria vita insieme ad altre tecniche, semplici ma efficaci, basate sulla visualizzazione e supportate dai più recenti studi di psicologia cognitiva e transpersonale.
L'annuncio è riferito al periodo: da Lun 16 gennaio 2012 a Dom 12 febbraio 2012
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Autore: andrea p
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Inaugurazione martedì 31 gennaio 2012 dalle ore 18,00
Ingresso libero
dal 31 gennaio al 13 febbraio 2012:
dal lunedì al venerdì dalle 18.30 alle 20.00.
Le possibilità espressive offerte dalla carta come materia prima attraverso la quale realizzare la propria visione del reale sono innumerevoli.
La produzione artistica del '900 mette in discussione il concetto di durata dell'opera d'arte, l'idea di eternità ereditata dall'arte classica per aprirsi a nuove sperimentazioni, all'utilizzo di materiali differenti mai considerati prima di allora. Spesso introdotta come oggetto di indagine nell'arte povera, la carta ha trovato dignità nella ricerca artistica da quando si è posta attenzione ai problemi legati alla conservazione delle risorse naturali, allo smaltimento dei rifiuti e quindi al riciclo.
Gli artisti protagonisti della prima mostra dell'anno in SBLU_spazioalbello propongono la propria ricerca del reale utilizzando come media la carta.
Carta fabbricata a mano, recuperando materiali destinati al macero, è la materia attraverso la quale Chiò indaga il grande tema dell'esistenza. Spesso in relazione con parole incorporate nell'impasto o costruite con il filo di ferro, l'artista modella sculture che sembrano realizzate in marmo. Perdendo la sua connotazione originaria, la carta diventa altro e trova una nuova dimensione estetica, diventa forma archetipica, materia essenziale attraverso la quale isolare un frammento di eternità.
La carta assemblata in successioni di porzioni è la materia prima con la quale lavora Mauro Piccinelli. Accostando centinaia di frammenti colorati provenienti da riviste o stampati pubblicitari, realizza composizioni che pone su superfici di recupero. Carta strappata, appallottolata, bagnata, stropicciata, decolorata: all'interesse per il riciclo inorganico, Mauro Piccinelli affianca quello per tutti i materiali organici che, con passione e curiosità, raccoglie, seleziona e poi utilizza nei suoi lavori.
La carta come emozione nelle opere di Serena Rossi. L'artista indaga sentimenti e stati d'animo attraverso il colore, che stende in grandi campiture quasi monocrome. Colore che si increspa, diventa tridimensionale, grazie all'intrusione inaspettata di frammenti di carta che ne modulano la superficie, rendendola particolarmente reattiva alla luce. Come se la presenza del frammento ci ricordasse quanto l'imprevisto e l'imponderabile rappresentino anche nella vita un benefico arricchimento.
SBLU_spazioalbello dal 31 gennaio al 13 febbraio 2012
Milano, via Antonio Cecchi 8
PORZIONI DI INFINITO
Opere di Chiò, Mauro Piccinelli, Serena Rossi
Note biografiche
Chiò è nata a Milano nel 1967. Vive a Novate Milanese e opera presso il suo studio a Baranzate, alle porte di Milano. Dopo gli studi superiori all'Accademia di Belle Arti di Brera, numerosi seminari e corsi di formazione (come il Northern Print di Newcastle (UK) apprendendo le tecniche calcografiche dall'artista Theresa Easton). È stata assistente di Studio dello scultore Francesco Somaini. Attualmente insegna Arti visive e Scultura. Negli ultimi anni segue seminari di aggiornamento di Litografia, Serigrafia, Xilografia e Calcografia presso Laboratoriliberi di Urbino.
Partecipa a numerose mostre collettive e personali.
Mauro Piccinelli, laureato in architettura, svolge l'attività professionale a Milano, nello studio che ha aperto negli anni '70. Appassionato per tutto ciò che è comunicazione visiva, si dedica sin da giovane ad attività, che lui stesso definisce ludiche, e che costituiscono un mondo parallelo a quello della professione. Divertissements che si sviluppano in modi differenti, ma sempre, alla base della sua poetica, c'è l'amore per la materia e per le sue possibilità espressive.
Serena Rossi nasce il 6 marzo 1972 a Milano dove vive e lavora. Laureata in Farmacia all'Università Statale di Milano con specializzazione in Tossicologia, approfondisce la sua ricerca artistica partecipando a numerosi corsi di formazione, come la Scuola del Castello per la pittura, la scuola degli Orefici di Brera, i corsi di incisione della Fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano. Espone in numerose collettive e personali tra cui Milano, Firenze, Parigi.
Dal 2004 partecipa attivamente a progetti di mail art italiani ed internazionali.
informazioni:
SBLU_spazioalbello 02 48000291 - spazioalbello@esseblu.it - www.sblu.it

L'annuncio è riferito al periodo: da Mar 31 gennaio 2012 a Lun 13 febbraio 2012
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Piacenza, Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi
dal 22 ottobre 2011 al 19 febbraio 2012
"Un macchiaiolo tra Piacenza e Firenze"
Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano
dal 29 ottobre 2011 al 19 febbraio 2012
Due mostre parallele per riconfermare a Stefano Bruzzi il ruolo di reale protagonista che, ad un secolo dalla scomparsa, gli spetta nella storia della grande arte italiana dell'Ottocento.
Le promuovono, nelle loro sedi, la Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi (22 ottobre 2011 - 19 febbraio 2012) e la Fondazione di Piacenza e Vigevano (29 ottobre 2011 - 19 febbraio 2012), a Piacenza. La prima esposizione è curata da Andrea Baboni, la seconda da Andrea Baboni e Leonardo Bragalini; entrambe sono corredate da un catalogo.
Di Bruzzi, l'esposizione allestita nella storica sede piacentina della Fondazione di Piacenza e Vigevano propone una cinquantina di opere, a documentare come egli sia stato - e non a caso lo ricorda il sottotitolo della mostra - "Un macchiaiolo tra Piacenza e Firenze". L'affascinante esposizione proposta dalla Ricci Oddi si sofferma su un genere che l'artista coltivò con passione e che segnò uno dei vertici della sua pittura, "La poetica della neve", i paesaggi innevati dalla luce tersa e cristallina.
Stefano Bruzzi (Piacenza, 1835- 1911) visse e operò lungamente a Firenze a stretto contatto con la cerchia dei macchiaioli, condividendo con essi l'anelito verso una nuova pittura di rappresentazione della realtà. Fu artista di fondamentale importanza, particolarmente tra gli anni cinquanta e Sessanta del diciannovesimo secolo, per l'incisivo contributo alla nascita della nuova pittura del vero. Ignorato anche dalla critica più attenta, forse perché visse sempre un poco appartato, Bruzzi sviluppò una poetica della natura tra le più alte del secondo Ottocento italiano, indissolubilmente connessa al paesaggio dell'Appennino piacentino. In questi luoghi l'artista compose un vero e proprio poema pastorale di commovente complessità, nel quale il trascorrere delle stagioni nel silenzio degli spazi larghi e profondi è reso con un sentimento sacrale della natura. In questo scenario uomini e bestie compiono le quotidiane fatiche secondo uno schema antico e apparentemente immutabile. Egli fu in Italia una delle prime personalità che, con grande talento, subito dopo la metà del secolo, diede un contributo sostanziale al nuovo e autonomo modo di porsi dell'artista riguardo al dato reale.
Tra le 50 opere esposte in Fondazione, assumono particolare rilievo i dipinti eseguiti tra 1855 e 1880, periodo nel quale Bruzzi può considerarsi tra i principali interpreti della pittura italiana di paesaggio; opere che svelano significative affinità con quanto andavano eseguendo i contemporanei macchiaioli. Sono presentati alcuni capolavori straordinari, come la Mietitura a Le Perteghette , il monumentale Cadon le foglie e il Che c'è? , dipinto notissimo per esser stato divulgato da una incisione che conobbe notevole diffusione; non mancano preziosi inediti come la Veduta del litorale di Nettuno , Pescatorelli , Pascolo a Caselle .
Nel paesaggio innevato, soggetto monografico dell'esposizione alla Ricci Oddi, che l'artista esprime una particolare complessità e ricchezza di raggiungimenti stilistici.
Dal 1865 ai primi anni Ottanta - arco temporale in cui è compresa la maggior parte delle opere esposte - pastorelli e pecore, contadini e spaccalegna nella fatica del lavoro quotidiano, interpretati nella luce cristallina del paesaggio innevato, assumono valori pittorici e stilistici di profonda suggestione. Il biancore luminoso della neve avvolge ogni cosa intorno e l'abituale scenario appare all'artista come trasfigurato. Gli azzurri, violetti e rosati del manto nevoso si accendono e si spengono con il variare della luce e le sagome di uomini ed animali, protagonisti della scena, assumono un nuovo risalto nelle colorazioni, proiettati contro quei cieli limpidi e profondi dove la luce si riverbera. L'esposizione comprende alcuni capolavori ritrovati: Prime giornate di bel tempo , esposto a Milano, presso la Società per le Belle Arti di Brera nel 1872; il mirabile Spaccalegna , datato 1873; Mulattieri dell'Appennino , in due suggestive versioni databili intorno al 1875; In cammino ; Ritorno all'ovile e La mandria sperduta , presentato all'Esposizione Nazionale di Milano nel 1881, giudicato dal "macchiaiolo" Nino Costa come "uno dei migliori quadri dell'esposizione.per carattere, sentimento intimo, e sincero della natura".
In entrambi i casi alle opere più importanti sono affiancati i deliziosi e freschi bozzetti di studio, dipinti dal vero, utilizzati dall'artista per le più vaste composizioni elaborate in studio. Alcuni disegni di pregevole fattura mostreranno la prima ideazione di figure poi riprese nei dipinti.
Due mostre, un unico percorso ideale, per ridare a Stefano Bruzzi quella dimensione assolutamente nazionale che gli compete.
Informazioni:
info@lafondazione.com tel. 0523.311116 (dr. Tiziana Libè) www.lafondazione.com
info@riccioddi.it tel. 0523.320742 www.riccioddi.it
L'annuncio è riferito al periodo: da Sab 22 ottobre 2011 a Dom 19 febbraio 2012
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Matteo Alvazzi Delfrate
"L'inatteso del quotidiano"
"da Luca e Andrea"
alzaia Naviglio Grande 34, Milano
La forza delle immagini di Alvazzi è proprio quella di proporci il momento che è si prosaico, forse persino banale, ma che al tempo stesso ci appare ai confini del surrealismo e ci ricorda così la singolarità intrinseca in ogni istante.
Ingresso libero
Orari : tutti i giorni dalle 7 antimeridiane alle 2, anch'esse antimeridiane. Chiuso il lunedì mattina.
Vernissage : martedì 24 gennaio 2012, dalle 18.30 fino a tarda sera
Durata mostra : da mercoledì 11 gennaio 2012 a lunedì 20 febbraio 2012
Autore : Matteo Alvazzi Delfrate
Curatore : Fabrizio Gilardi di Action Art
Note : organizzazione e ufficio stampa a cura di Action Art e Alessandro Rizzo www.segretidipulcinella.it
Genere : Arte contemporanea, fotografia, personale
Email : fabgilgoin@tiscali.it
Web : www.actionart.jimdo.com
L'inatteso del quotidiano
Matteo Alvazzi è sicuramente uno spirito inquieto, sempre alla ricerca di nuovi stimoli come è in genere un artista che si possa definire tale; egli ha infatti toccato vari approdi dell'attività umana, dalla musica suonando il pianoforte, alle attività commerciali portate avanti con un certo successo, fino alla fotografia nata dal suo gusto del girovagare a piedi per le città. Da questo suo gesto tanto scontato del camminare, anche se poi nella contemporaneità tanto quotidiano non è, prendono vita i suoi scatti fotografici e qui si puo' suggerire un parallelo tra la caratteristica delle sue immagini che colgono situazioni in qualche misura sorprendenti che accadono durante il consueto scorrere della quotidianità, e il sorgere di qualcosa connotato in modo fortemente soggettivo, come è l'attività di un fotografo, dalla gioia semplice del camminare.
La forza delle immagini di Alvazzi è proprio quella di proporci il momento che è si prosaico, forse persino banale, ma che al tempo stesso ci appare ai confini del surrealismo e ci ricorda così la singolarità intrinseca in ogni istante.
Le singolarità sono, in fin dei conti, la normalità, cosa che si potrebbe mettere in relazione con l'affermazione, sempre sottovalutata, che non vi è niente di più definitivo del provvisorio.
Visti tutti insieme questi istanti insoliti rappresentati nelle fotografie di Matteo Alvazzi, ci pongono anche dei quesiti sulla possibile contemporaneità, se pur teorica dato che il nostro non possiede il dono dell'ubiquità, di quanto ritratto; e senza voler scomodare i grandi filosofi che su questo hanno ragionato da un bel po' di tempo, ci chiediamo se avrebbe comunque senso parlare di contemporaneità visto che ogni istante è così fortemente connotato da essere assolutamente unico e da diventare quindi così importante per chi in qualche modo lo vive.
Matteo Alvazzi ama però anche la rigorosità geometrica e il rispetto di canoni compositivi classici come si nota anche dal frequente inserimento di elementi geometrici, siano essi particolari architettonici, di arredo urbano o anche ombre, e proprio dall'equilibrio che egli riesce a trasmettere tra questi aspetti e quelli che si rifanno maggiormente al suo istinto di esploratore inquieto, si estrinsecano le maggiori potenzialità della sua opera.
( Testo di Fabrizio Gilardi )
Matteo Alvazzi Delfrate è nato a Milano nel 1978 e vive tra Milano e Londra. Di se dice : "Ho iniziato a fotografare nel 2008, ma avrei potuto iniziare all'età di 10 anni...penso che ogni cosa avrebbe potuto essere diversa". Lavora con strumenti analogici e solo in alcuni casi effettua interventi "vecchia maniera" in sede di stampa ma mai con programmi al computer.
La sua macchina fotografica preferita per le foto "en plein air" è la piccola Leica M6 utilizzata con obiettivo Leica F2 35 mm noto come Dentone, mentre in studio preferisce usare una Nikon D700. Fotografa per solito con pellicola Kodak Tri-X ma ci ha confessato di voler ancora provare molti tipi di pellicola.
L'organizzazione della mostra è di 'Action art' e di Alessandro Rizzo.
Action Art è una realtà sorta nel settembre 2009, che si propone l'obiettivo di sostenere giovani artisti emergenti, alla ricerca di visibilità sul mercato, ma privi della rappresentanza di una galleria o di un curatore. L'iniziativa nasce da una serie di appassionati del settore ed è guidata da Fabrizio Gilardi, operatore culturale e artista egli stesso.
Alessandro Rizzo collabora a diversi periodici cartacei e telematici quali Tam Tam, L'attualità, cinemaindipendente.it, culturagay.it, I segreti di pulcinella; è direttore responsabile della rivista ondine Le voci dell'agorà.
L'annuncio è riferito al periodo: da Mar 24 gennaio 2012 a Lun 20 febbraio 2012
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Organizzatori: wwwborsecotton.com
L'annuncio è riferito al periodo: da Ven 02 dicembre 2011 a Gio 01 marzo 2012
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Espressionismo
Villa Manin, Passariano di Codroipo
24 settembre 2011 - 4 Marzo 2012
Per la prima volta in Italia un'esposizione, curata da Magdalena Moeller e Marco Goldin e forte di oltre 100 opere tra dipinti e carte, tutte provenienti dal berlinese Brücke Museum, racconta in modo preciso, secondo una scansione cronologica ma anche procedendo per aree quasi monografiche, da Kirchner a Heckel, da Nolde a Schmidt-Rottluff, da Pechstein a Mueller, la nascita e lo sviluppo del movimento denominato "Die Brücke", la pietra fondante dell'Espressionismo.
La mostra avrà luogo a Villa Manin dal 24 settembre 2011 al 4 marzo 2012 e si pone come terza tappa del progetto pluriennale, ideato e curato da Marco Goldin, denominato "Geografie dell'Europa".
Con la nascita del movimento "Die Brücke" a Dresda nel 1905 si posero le basi del movimento originario dal quale in seguito discenderà quello che, nella storia dell'arte, è noto come "Espressionismo" e che costituisce il primo importante contributo di area tedesca alla modernità. Non si tratta tanto di raffigurare i diversi aspetti della realtà visibile - che costituiva il contenuto artistico dominante - quanto piuttosto di esprimere le esperienze soggettive e i sentimenti interiori dell'individuo.
L'obiettivo del movimento "Die Brücke" era quello di tradurre nell'opera gli oggetti percepiti "in modo diretto e senza falsificazioni", svincolati da qualsivoglia convenzione accademica.
All'interno del movimento non esisteva un programma specifico; erano piuttosto l'impulso spontaneo e l'intuito creativo a costituire gli elementi accomunanti tra gli artisti del gruppo. La loro intenzione più ampia era quella di trasferire le idee innovative e le attitudini non ortodosse alla vita di tutti i giorni e di rompere così il corso angusto delle rigide norme sociali dell'età guglielmina.
Fritz Bleyl, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, tutti studenti di architettura a Dresda, furono i fondatori del gruppo, formatosi a Dresda il 7 giugno 1905. Schmidt-Rottluff fu il suggeritore del nome del movimento - che nelle intenzioni degli artisti doveva rompere in modo netto con il passato più vicino, quello dell'accademia del 1700 e 1800, ma al contempo "gettare un ponte" tra quegli elementi artistici allora in fermento e una certa tradizione germanica (il Medioevo e Cranach, come dichiara lo stesso Kirchner, esponente più importante del movimento). Bleyl, specializzato in disegno grafico, realizza la locandina per la prima esposizione a Dresda nel 1906. Emil Nolde, Hermann Max Pechstein, entrano nel gruppo nel 1906 e Otto Mueller nel 1910. Le opere di questi artisti, soprattutto nel periodo in cui fecero parte del movimento, che si scioglierà nel 1913, sono accomunate soprattutto dall'evidente semplificazione formale, contorni marcati e colori accesi, accostati in modo dissonante.
Accanto a paesaggi e ritratti compaiono scene urbane (famose quelle di Kirchner) dove vengono raffigurati vie, ponti, caffè, sempre filtrati attraverso la lente deformante di una violenta polemica sociale. Pur accomunati da questi elementi fondamentali, gli esiti pittorici di questi artisti ne mettono anche in luce i tratti e il gusto individuali. La pittura di Heckel, inizialmente composta da linee spezzate, disegno sommario e colori stridenti evolve nel tempo verso un lirismo più armonioso e paesaggi luminosi, anche per l'influenza degli artisti del movimento Der Blaue Reiter. Pechstein, interessato all'arte primitiva, realizza quadri nei quali il colore è ricco e modulato, più morbido; la sua produzione è infatti caratterizzata dalla sensibilità per il carattere decorativo della linea e dei colori e da un'interpretazione meno accesa e violenta rispetto alla poetica dell'espressionismo. Muller rappresenta forse la voce più mite e malinconica e sviluppa il proprio linguaggio pittorico, portando nell'espressionismo una costruzione formale meno incline alle dissonanze, come testimoniano i suoi nudi femminili, le scene di vita zingaresca, i paesaggi ricchi di vegetazione. Schmidt-Rottluff si dedica a ritratti e paesaggi in cui sono riconoscibili echi impressionisti, anche se l'interesse per la litografia lo porta a una composizione semplificata e composta da forme sintetiche e spigolose. Gli esiti di di Kirchner e di Nolde sono forse quelle che rimangono più coerenti e vicine alla poetica espressionista. Lo stile di Kirchner si fa sempre più drammatico, con deformazioni violente e ritmi convulsi. Nolde sviluppa ulteriormente l'elemento drammatico arrivando a una pittura grottesca, caricaturale della figura umana, caratterizzata da una stesura del colore libera da schemi compositivi, dato per pennellate ampie che sfilacciano quasi le forme.
Nel loro insieme, le opere di questo movimento rappresentano in modo esemplare la fase iniziale dell'Espressionismo prima della Prima Guerra mondiale. Con la loro tavolozza audace e un insieme di immagini anticonvenzionali e stilizzate, queste opere rivelano una vitalità particolare e un'energia estatica che affascina ancora l'osservatore contemporaneo. Con una forte adesione nei confronti del paesaggio.
La mostra Espressionismo documenta una varia creatività artistica all'interno di questo gruppo rivoluzionario. Gli assunti radicali e i concetti visionari divennero una significativa fonte d'ispirazione per le successive generazioni di artisti. La mostra ne documenta tutte le tappe stilistiche principali, anche attraverso documenti tradotti dal tedesco in lingua italiana per il catalogo di studio, che ospiterà saggi diversi e scheda critica di ogni opera esposta.
ESPRESSIONISMO. Villa Manin, Passariano di Codroipo, 24 settembre 2011 - 4 marzo 2012. Orario mostra dal 24 settembre al 1 novembre: tutti i giorni ore 9-19; dal 2 novembre a fine mostra:da lunedì a venerdì: ore 9 - 18. Sabato e domenica: ore 9 - 19. Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2011, 1 gennaio 2012: ore 11-19. Ingressi: intero euro 10, ridotti euro 6. Mostra promossa dall'Azienda Speciale Villa Manin con la partnership della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone, della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste, della Fondazione Antonveneta di Padova e dell'Assicurazioni Generali di Trieste.
Info e prenotazioni
Call center Tel. +39 0422 429999 Fax +39 0422 308272
biglietto@lineadombra.it - www.lineadombra.it
L'annuncio è riferito al periodo: da Sab 24 settembre 2011 a Dom 04 marzo 2012
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Espressionismo
Villa Manin, Passariano di Codroipo
24 settembre 2011 - 4 Marzo 2012
Per la prima volta in Italia un'esposizione, curata da Magdalena Moeller e Marco Goldin e forte di oltre 100 opere tra dipinti e carte, tutte provenienti dal berlinese Brücke Museum, racconta in modo preciso, secondo una scansione cronologica ma anche procedendo per aree quasi monografiche, da Kirchner a Heckel, da Nolde a Schmidt-Rottluff, da Pechstein a Mueller, la nascita e lo sviluppo del movimento denominato "Die Brücke", la pietra fondante dell'Espressionismo.
La mostra avrà luogo a Villa Manin dal 24 settembre 2011 al 4 marzo 2012 e si pone come terza tappa del progetto pluriennale, ideato e curato da Marco Goldin, denominato "Geografie dell'Europa".
Con la nascita del movimento "Die Brücke" a Dresda nel 1905 si posero le basi del movimento originario dal quale in seguito discenderà quello che, nella storia dell'arte, è noto come "Espressionismo" e che costituisce il primo importante contributo di area tedesca alla modernità. Non si tratta tanto di raffigurare i diversi aspetti della realtà visibile - che costituiva il contenuto artistico dominante - quanto piuttosto di esprimere le esperienze soggettive e i sentimenti interiori dell'individuo.
L'obiettivo del movimento "Die Brücke" era quello di tradurre nell'opera gli oggetti percepiti "in modo diretto e senza falsificazioni", svincolati da qualsivoglia convenzione accademica.
All'interno del movimento non esisteva un programma specifico; erano piuttosto l'impulso spontaneo e l'intuito creativo a costituire gli elementi accomunanti tra gli artisti del gruppo. La loro intenzione più ampia era quella di trasferire le idee innovative e le attitudini non ortodosse alla vita di tutti i giorni e di rompere così il corso angusto delle rigide norme sociali dell'età guglielmina.
Fritz Bleyl, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, tutti studenti di architettura a Dresda, furono i fondatori del gruppo, formatosi a Dresda il 7 giugno 1905. Schmidt-Rottluff fu il suggeritore del nome del movimento - che nelle intenzioni degli artisti doveva rompere in modo netto con il passato più vicino, quello dell'accademia del 1700 e 1800, ma al contempo "gettare un ponte" tra quegli elementi artistici allora in fermento e una certa tradizione germanica (il Medioevo e Cranach, come dichiara lo stesso Kirchner, esponente più importante del movimento). Bleyl, specializzato in disegno grafico, realizza la locandina per la prima esposizione a Dresda nel 1906. Emil Nolde, Hermann Max Pechstein, entrano nel gruppo nel 1906 e Otto Mueller nel 1910. Le opere di questi artisti, soprattutto nel periodo in cui fecero parte del movimento, che si scioglierà nel 1913, sono accomunate soprattutto dall'evidente semplificazione formale, contorni marcati e colori accesi, accostati in modo dissonante.
Accanto a paesaggi e ritratti compaiono scene urbane (famose quelle di Kirchner) dove vengono raffigurati vie, ponti, caffè, sempre filtrati attraverso la lente deformante di una violenta polemica sociale. Pur accomunati da questi elementi fondamentali, gli esiti pittorici di questi artisti ne mettono anche in luce i tratti e il gusto individuali. La pittura di Heckel, inizialmente composta da linee spezzate, disegno sommario e colori stridenti evolve nel tempo verso un lirismo più armonioso e paesaggi luminosi, anche per l'influenza degli artisti del movimento Der Blaue Reiter. Pechstein, interessato all'arte primitiva, realizza quadri nei quali il colore è ricco e modulato, più morbido; la sua produzione è infatti caratterizzata dalla sensibilità per il carattere decorativo della linea e dei colori e da un'interpretazione meno accesa e violenta rispetto alla poetica dell'espressionismo. Muller rappresenta forse la voce più mite e malinconica e sviluppa il proprio linguaggio pittorico, portando nell'espressionismo una costruzione formale meno incline alle dissonanze, come testimoniano i suoi nudi femminili, le scene di vita zingaresca, i paesaggi ricchi di vegetazione. Schmidt-Rottluff si dedica a ritratti e paesaggi in cui sono riconoscibili echi impressionisti, anche se l'interesse per la litografia lo porta a una composizione semplificata e composta da forme sintetiche e spigolose. Gli esiti di di Kirchner e di Nolde sono forse quelle che rimangono più coerenti e vicine alla poetica espressionista. Lo stile di Kirchner si fa sempre più drammatico, con deformazioni violente e ritmi convulsi. Nolde sviluppa ulteriormente l'elemento drammatico arrivando a una pittura grottesca, caricaturale della figura umana, caratterizzata da una stesura del colore libera da schemi compositivi, dato per pennellate ampie che sfilacciano quasi le forme.
Nel loro insieme, le opere di questo movimento rappresentano in modo esemplare la fase iniziale dell'Espressionismo prima della Prima Guerra mondiale. Con la loro tavolozza audace e un insieme di immagini anticonvenzionali e stilizzate, queste opere rivelano una vitalità particolare e un'energia estatica che affascina ancora l'osservatore contemporaneo. Con una forte adesione nei confronti del paesaggio.
La mostra Espressionismo documenta una varia creatività artistica all'interno di questo gruppo rivoluzionario. Gli assunti radicali e i concetti visionari divennero una significativa fonte d'ispirazione per le successive generazioni di artisti. La mostra ne documenta tutte le tappe stilistiche principali, anche attraverso documenti tradotti dal tedesco in lingua italiana per il catalogo di studio, che ospiterà saggi diversi e scheda critica di ogni opera esposta.
ESPRESSIONISMO. Villa Manin, Passariano di Codroipo, 24 settembre 2011 - 4 marzo 2012. Orario mostra dal 24 settembre al 1 novembre: tutti i giorni ore 9-19; dal 2 novembre a fine mostra:da lunedì a venerdì: ore 9 - 18. Sabato e domenica: ore 9 - 19. Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2011, 1 gennaio 2012: ore 11-19. Ingressi: intero euro 10, ridotti euro 6. Mostra promossa dall'Azienda Speciale Villa Manin con la partnership della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone, della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste, della Fondazione Antonveneta di Padova e dell'Assicurazioni Generali di Trieste.
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Ufficio stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
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JACQUES VILLEGLÉ
LETTERE E FRAMMENTI
Padova, Centro Culturale Altinate - San Gaetano
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L'annuncio è riferito al periodo: da Lun 02 gennaio 2012 a Lun 30 aprile 2012
Nei giorni di: Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì e Venerdì
